Lettera del Presidente e del Consiglio Direttivo sulla riforma delle Classi di Laurea e la riclassificazione dei saperi.

16 mag 2022

Gentili colleghe, cari colleghi,
vi scrivo – a nome di tutto il Consiglio Direttivo della nostra Società, e scusandomi per la prolissità di questa lettera – per aggiornarvi in merito alla proposta di riforma del MUR circa la struttura delle classi di laurea, il successivo parere negativo del CUN e le iniziative adottate dalla Consulta delle società scientifiche dell’Area 14, a cui afferiamo come SISI.
Come immagino saprete la Ministra Messa ritiene che l’attuale struttura delle classi di laurea sia un elemento di rigidità e di ostacolo alla transdisciplinarietà, assieme a una classificazione dei saperi ritenuta ormai superata e troppo parcellizzata. Il governo si è pertanto impegnato – all’interno del disegno complessivo del PNRR – ad approvare una riforma che tocchi questi aspetti per allineare il sistema italiano della formazione universitaria agli intenti formulati in sede europea.
Il fatto che la progettata riforma sia parte del PNRR rappresenta un dato importante, considerando che si tratta di un impegno preso in sede europea e che prevede la piena operatività della riforma universitaria per l’ultimo trimestre 2023. Il che sta a significare che – in ogni caso – una qualche riforma dovrà essere messa in campo, e lo si dovrà fare in tempi molto brevi.
In allegato trovate il parere negativo del CUN con le sue articolate motivazioni e le sue proposte di modifica del progetto di riforma, che si focalizzavano sull’abolizione dei settori scientifico-disciplinari (SSD) quali indicatori per la costruzione degli ordinamenti delle classi di laurea a favore del settore concorsuale (SC), sull’aumento eccessivo della flessibilità nei percorsi didattici e nelle scelte individuali dello studente e sulle modalità in cui veniva organizzato il cd. “Erasmus italiano”, ossia la possibilità per uno studente di frequentare un semestre presso altri atenei italiani rispetto a quello in cui era immatricolato.
In sede di Consulta delle società dell’Area 14 si è sviluppato un lungo dibattito sulla necessità di affiancare il CUN e di presentare alle altre Aree scientifiche e allo stesso gabinetto della Ministra Messa un nostro documento. A tal fine si è creato un gruppo di lavoro ristretto entro la Consulta di cui abbiamo fatto parte. Le discussioni su questo documento sono state lunghe e – in qualche caso – animate, come si suol dire. In particolare ci siamo opposti nettamente all’idea, avanzata da diversi rappresentanti dell’Area 14, che fosse preferibile sostituire gli SSD non già con il SC ma addirittura con il macro settore concorsuale (MSC), sia pure temperato dalla creazione di profili scientifici che identificassero le necessità didattica all’interno degli ordinamenti dei corsi di studio. Una proposta che abbiamo ritenuto essere estremamente pericolosa, dato che ci avrebbe fatto rientrare in un settore troppo variegato e diversificato, con il rischio di veder marginalizzate le nostre expertise e le nostre specificità scientifiche e didattiche. Alla fine abbiamo trovato un buon compromesso con un documento finale che trovate in nota e che verrà inviato alle altre Aree scientifiche (anche su richiesta di alcune fra esse).
In questi ultimi giorni, i nostri rappresentanti CUN hanno comunicato – come diversi di voi già sapranno – che sembri esservi una positiva e reale apertura del MUR rispetto ai punti più controversi della riforma.
Vi riassumo in brevità l’orientamento che sembrerebbe ora prevalere:
1. Entro luglio 2022, completamento della FASE 1, con il CUN che completerà la manutenzione delle classi di laurea per permettere al MUR di varare un primo decreto circa la flessibilità della didattica. In questo decreto verrebbero salvati tutti gli SSD, che rimarrebbero quali marcatori delle necessità didattiche dentro le schede RAD e negli ordinamenti. Per noi sarebbe una grande vittoria, dato che vi era il rischio concreto di venire accorpati in raggruppamenti molto più grandi del nostro 14/B2.
2. Entro fine 2022 o inizio 2023, completamento della Fase 2, con una riforma che preveda la completa riclassificazione dei saperi. All’interno di questa progettata riclassificazione, il SC dovrebbe rappresentare il ‘riferimento medio’, ossia non automatico o l’unico, ma quello su cui fare perno per questa riforma. Anche in questo caso, si tratterebbe di un risultato molto positivo per noi, dato che non verrebbero accolte le spinte per la creazione di contenitori molto più vasti e generalisti, che ci metterebbero in posizione minoritaria e ‘a rischio estinzione’ come raggruppamento indipendente. Inoltre, il MUR avrebbe accettato di associare al SC dei ‘profili’ scientifici identificativi (che trovate presentati nella nostra proposta di Area 14). Questi profili NON sono i SSD (che rimarrebbero solo per identificare le necessità didattiche negli ordinamenti dei corsi di studio), ma rappresentano un approccio del tutto nuovo per identificare gli ambiti di ricerca e le expertise dei singoli docenti.
Ora, rispetto ad alcune settimane fa, il clima sembra più positivo e sembrerebbe esservi una reale volontà di ascolto da parte dei vertici del MUR.
Purtuttavia permangono incognite e passaggi pericolosi nei confronti dei quali, tanto come Società quanto come Area 14, cercheremo di essere vigili:
i. Per la riclassificazione dei saperi è fondamentale che il CUN operi bene e celermente. Altrimenti il MUR procederà autonomamente (fatto che rappresenterebbe una forte delegittimazione del CUN e dello stesso sistema universitario);
ii. Non è del tutto eliminato il rischio che si cerchi di ripresentare nuovamente un criterio ‘quantitativo’ sul numero minimo di PO per definire i SC. L’orientamento prevalente sembra essere quello di superare una visione puramente quantitativa, ma vi sono delle spinte in tal senso, in particolare da alcune aree delle cd. ‘scienze dure’.
iii. Questi profili, come già scritto, non devono essere una riproposizione degli SSD, quanto piuttosto dovranno fluire dall’analisi delle esigenze formative delle diverse classi di laurea, per procedere poi ad aggregazioni e differenziazioni delle competenze. Come è stato giustamente sottolineato, questi profili pur muovendo dalla didattica, dovrebbero basarsi anche sulla dimensione dell’ambito di ricerca dei singoli docenti. Un lavoro complesso che riguarda tutti gli attuali SSD e che dovrà essere completato in pochi mesi.
iv. Il rischio di una crisi di governo durante il processo Fase 1- Fase 2. Per tutelare l’effettiva implementazione della riforma entro le scadenze previste dal PNRR, si teme in ambito CUN che il MUR possa in qualche modo creare degli automatismi fra le due fasi, con l’approvazione di testi generici (o peggio) in modo da chiudere la Fase 2 anche in caso di caduta dell’attuale compagine governativa.
Non va poi dimenticato il fatto che, con queste riforme, aumenterebbe la complessità per ogni docente nel definirsi. Di fatto, tutti noi ci troveremmo ad avere:
- Un profilo collegato alla valutazione della propria ricerca scientifica basato sugli ERC (il MUR vuole continuare con l’adozione dei criteri europei in questo ambito);
- Una caratterizzazione didattica basata sul SC con profilo vincolante (forse basato su parole chiave che identifichino la expertise del docente);
- Il permanere degli SSD per identificare le necessità didattiche negli ordinamenti dei corsi di studio.
Per quando ci incontreremo – finalmente in presenza! - a Luglio al Convegno nazionale e alla Assemblea dei soci a Siena, avremo certo modo di approfondire, si spera in un quadro meglio definito dell’attuale.
Un cordiale saluto a tutte le socie e i soci
IL PRESIDENTE E IL CONSIGLIO DIRETTIVO

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